
Sabato 23 ci trovate a Berlino invitate da Pamoyo a Fashion Reloaded, un giorno di scambio di vestiti, serigrafia e cucito, da loro organizzato in occasione del The Key, l'Evento Internazionale di Green Fashion, cultura e stili di vita sostenibili che dal 20 al 23 gennaio riscalderà (speriamo!) la città tedesca nel quartiere Kreuzberg.
Dalle 12 alle 19 di sabato terremo un workshop sul progetto Everyone is Serpica Naro in cui potrete cucire la vostra Shopper KmZero o la nuovissima TopBag realizzata in collaborazione con Laafia.

Il 29 gennaio saremo invece a Brescia, al Magazzino 47 dalle 18, con workshop-aperitivo e dopocena presentazione delle ultime novità dalla nostra community.

vi aspettiamo!!

Non molti sanno che l'idea di fare il Puntaspilli Vudu ci è venuta quando abbiamo saputo che Torchiera, insieme ad altri spazi sociali a Milano erano stati messi all'asta dal Comune per ripianare i conti in rosso.
Domani c'è il BIOmercato proprio in Torchiera e dal pomeriggio potete passare a fare il vostro Puntaspilli Vudu oppure a prenderne uno già fatto da noi. Vi aspettiamo!
Ecco alcune foto del primo appuntamento al Bitte, settimana scorsa:





Stanchi di repressione, cementificazione del territorio, mercificazione dello spazio pubblico, svendita di case popolari, messa all'asta di spazi sociali, insufficienza di piste cicabili e di alberi a Milano? Pensavate che il biscione fosse solo un simbolo araldico?
A ben vedere ha fra le fauci un giovinetto: sono i nostri sogni, le vite le progettualità di una Milano in declino. Ma è arrivata l'ora della riscossa! Bambini grandi e piccini di tutta Milano, se credete nella potenza della cooperazione, del pensiero e ... degli spilli abbiamo qui il regalo di natale che fa per voi.
E' tempo infatti di affinare le armi, e Serpica ha pensato proprio a voi creando il Puntaspilli Vudu di Serpica Naro.
Gioca a infilzare il cuore nero di Lizzy e Rick, uno spillo non è nulla in confronto a quello che questi due loschi figuri stanno facendo alla città venerando la proprietà materiale come loro unica dea!
Prova anche tu a fermarli! Bastano pochi colpi di forbice, qualche riga di cucito e la giusta determinazione. Ci sono due tipi di kit a disposizione:
Puntaspilli Vudu Kit Base con:
- Tela serigrafata con 1 personaggio a scelta
- Imbottitura
- Ago e filo
- Spilli
- Etichetta Serpica Naro
- Istruzioni
Puntaspilli Vudu Kit Deluxe in edizione limitata con:
- Tela serigrafata con 1 personaggio a scelta
- Imbottitura
- Ago e filo
- Spilli
- Etichetta Serpica Naro
- Istruzioni
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Ditale Steampunk original direttamente dal Giappone
Domenica 13 dicembre ci trovate al Supermarket del Bitte a Milano (via watt 37) dalle 12 alle 20. Saremo impegnate a tagliare e cucire i Puntaspilli Vudu: siamo pronte a raccontarvi e a farvi provare come si fa e soprattutto mostrarvi come si usa!


Siamo in partenza per il Giappone, invitate al Cream, Festival Internazionale di arte e media a Yokohama! Parteciperemo alla 4 sessione del forum intitolato: Social Media : Socializing Media and/or Mediating Society.
La città che lo ospita è la seconda più popolosa del Giappone e tra i suoi quartieri c'è una delle chinatown più grandi del paese. L'evento invece si tiene in 4 diversi punti della città e il nostro dibattito si tiene in un palazzo del porto, il Shinko Pier dove nel 2008 è stata ospitata una parte della Triennale di Yokohama.
E' quasi tutto pronto per la partenza, la valigia già piena di flyer, spillette, t-shirt per i nostri ospiti. Vista l'occasione particolare abbiamo deciso di preparare dei cadeau su misura: una serie di porta biglietti da visita con la traccia del timbro che abbiamo realizzato per la Multiforma con la traccia della cerniera, copertone della bici e spiga di grano. Ogni bustina contiene del riso Baldo coltivato in Lombardia, così da mostrare un legame che ci avvicina alla cultura nipponica, il riso!:
E così vi segnate pure il link dello spazio su flickr che abbiamo aperto per uploadare le foto delle nostre esplorazioni nipponiche.
Il panel di discussione a cui parteciperemo - moderato dal nostro amico attivista e ricercatore Sakurada della Remo organization - tratterà delle sperimentazioni sull'uso dei media sociali per sostenere economie indipendenti, e gli ostacoli che queste attività devono affrontare.
Dopo alcuni giorni a Yokohama, andremo a Tokyo ad incontrare attivisti dell'euromayday network e il giro delle autoproduzioni anche grazie al contatto con l'infoshop Irregular Asylum di cui fa parte il laboratorio NuMan che gioca con le stoffe, il cucito, la maglia..e con cui da tempo vorremmo collaborare.
Vi terremo aggiornati sulle nostre avventure (su flickr)! Stay tuned :D

Eccoci di ritorno da Ginevra, cariche di entusiasmo e di belle sensazioni ancora sulla pelle.
La città ci ha stupito. L'abbiamo trovata decisamente poco "svizzera", con una certa dose di disordine a renderla umana. Soprattutto ci è sembrata un luogo realmente muticulturale dove prevale la tendenza a mischiarsi, piuttosto che la civile convivenza a comparti stagni. Le persone che ci hanno accompagnato ed assistito poi sono state splendide. Un grazie speciale quindi a tutto lo staff di Espace Temporaire, a Niet de la Maison des Arts du Grütli e soprattutto a Magdalena Ybarguen per averci dato le chiavi della città... e di casa sua.
Il programma è stato intenso, a partire da giovedì con l'inaugurazione ad Agent Double, il nuovo spazio "stabile" di Espace Temporaire, della mostra Uniforme.
Guarda i report fotografici:
- allestimento e vernissage presso Agent Double
- presentazione e workshop Multiforma nello spazio White Box della Maison des Arts du Grütli
- mix ginevrino
I lavori esposti sono, fra gli altri, di Liquid Cat - Plotki - Nomeda&Gediminas Urbonas - Altrajin - Laafia - Pamoyo - Sheena Matheiken & Eliza Starbuck - Serpica Naro.

Dall'1 al 4 ottobre siamo a Ginevra, invitate da Espace Temporaire, a tenere un workshop sul concetto di Uniforme. Taglieremo, cuciremo, parleremo, assembleremo, incolleremo trasformando l'uniforme in MULTIFORMA..
Insieme a noi ci saranno anche esposti i lavori di alcuni collettivi che hanno accettato il nostro invito a partecipare, tra cui:
Liquid Cat - Plotki - Nomeda&Gediminas Urbonas - Altrajin - Laafia - Pamoyo - Sheena Matheiken & Eliza Starbuck
Scarica l'invito in PDF e qui di seguito trovii la descrizione di quello che accadrà:
*******************MULTIFORMA
"When we put on our uniforms, we become invisible" (says a cleaner in
“bread and roses” - by ken loach)
Le uniformi sono da sempre veicoli di messaggi che potenziano la
comunicazione delle qualità di un gruppo di individui e mettono in
secondo piano la soggettività individuale.
Nella religione l’uniforme è espressione della virtù, negli eserciti
di coraggio e obbedienza, in alcune divise da lavoro si esprime l’idea
di igiene, rigore, autorevolezza. Tutte hanno lo scopo di rendere
l’individuo uniforme all’interno di una collettività e,nello stesso
tempo, distinto dai membri di un’altra collettività.
Nel fordismo il lavoro, che durava una vita, era una delle dimensioni
fondanti che costruivano l’identità e l’indossare un’uniforme
sottolineava ancora di più questo aspetto. Le stesse definizioni più generali di tute blu e colletti
bianchi erano espressione di una collettività che condivideva un modo
di lavorare, un sistema di valori e uno stile di vita con simili
desideri e aspettative.
Nella realtà lavorativa che viviamo invece oggi, sulla nostra pelle,
caratterizzata da flessibilità estrema e multitasking le carriere si
sono frammentate e lo stesso destino lo stanno avendo i diritti dei
lavoratori.
Il workshop avrà una prima parte teorica di discussione in cui ci
confronteremo sulle caratteristiche della propria vita lavorativa,
individuandone peculiarità e problemi; e
successivamente una parte pratica di costruzione di una multiforme
personale o anche collettiva che diventi spunto comunicativo per
esprimere qualità individuali ma anche rivendicazioni collettive.
La creazione di una multiforme potrà esprimersi in chiave
ironico-allegorica a partire da una riflessione sulla sempre maggiore
flessibilità lavorativa che ci viene richiesta, e quindi diventare una
iperbole di un'uniforme, e diventando, di conseguenza un indumento
quasi immettibile.
Oppure al contrario potrebbe scaturire dalla reale esigenza di cucirsi
addosso un indumento di lavoro che corrisponda appieno alle proprie
esigenze multi-lavorative e risolvere delle mancanze che il mercato
dell'abito globalizzato non è in grado di soddisfare, perché incapace
di recepire le reali esigenze del singolo, concentrato di fatto sulle
esigenze supposte di trend di intere fette di mercato.


Fra qualche giorno parteciperemo a Innmotion per provare a rispondere, insieme agli altri ospiti, alle difficili domande che si sono posti gli organizzatori di questa biennale barcelloneta.
Qual'è lo scopo degli artisti e come mai spesso diventano gli agenti principali di alcuni dei peggiori fenomeni della nostra epoca che hanno portato alla crisi economica mondiale? Stiamo parlando di due questioni in particolare:
- l'invocare a gran voce la protezione della proprietà intellettuale di coloro che creano per poter giustificare la limitazione della condivisione di conoscenza e saperi.
- l'utilizzare gli artisti per riqualificare aree urbane e accelerare la gentrificazione, per aumentare il prezzo delle case e degli affitti e, di conseguenza, espellere tutti quelli che non si possono più permettere di vivercì. Proprio da qui è infatti iniziata a gonfiarsi la bolla immobiliare.
In questo contesto la figura dell'artista e più in generale del "creativo" diventa uno strumento di propaganda per cammuffare altri tipi di operazioni di appropriazione che rendono la nostra vita sempre più precaria.
Il programma è scricabile sul sito di innmotion in castellano/catalano e inglese.

Made in EU spesso significa: fatto nei balcani.
La strada verso la moda delle boutique europee porta, sempre più di frequente, a piccole e poco conosciute città dei balcani, anche se non lo si capisce leggendo l'etichetta.
Blerza Kallajxhi tiene in mano un pacco di etichette in cui si legge Made in EU nella sua fabbrica a Gjrokaster in Albania - la città natale di Enver Hoxha cent'anni fa, dittatore che isolò l'Albania dal resto d'Europa - ci racconta mentre evade gli ordini.
"Riceviamo un ordine dalla Grecia e ci inviano il materiale, il modello e l'etichetta" prosegue la signora Kallajnxhi, che ha comprato la piccola fabbrica nelle montagne vicino a Gjrokaster due anni fa insieme al marito.
La Grecia, a differenza dell'Albania, è nell'Unione Europea. Agli occhi dei consumatori un prodotto fatto in Europa potrebbe essere di qualità maggiore di uno fatto in Cina, Bangaldesh o Thailandia, dove molte aziende di moda hanno esternalizzato la produzione. Ma pochi sanno cosa "Made in EU" veramente significhi.
"Nulla dichiara 'Made in Albania'", dice la signora Kallajnxhi. "Certo siamo orgogliosi del nostro paese, ma questo è quello che vogliono i nostri clienti."
Le marche della moda globale non fanno nulla di illegale etichettando i loro capi in questo modo, fornendo la produzione, la materia prima e le istruzioni all'interno dei 27 paesi del blocco EU.
Secondo una legge europea, infatti, i beni prodotti in più di due paesi possono dichiarare di provenire dall'ultimo posto "dell'ultimo processo lavorativo sostanziale e economicamente giustificabile". E' diventato una sorta di circolo vizioso per tagliare costi ed è diventato ancora più importante alla luce della sempre minore domanda di vestiti a partire dalla crisi dello scorso settembre.
Le aziende di moda con base in Europa spesso non rendono nota l'intera filiera che arriva nei paesi meno conosciuti. "Non ci è richiesto di aggiungere l'etichetta "Made in Bosnia", ma il consumatore finale potrebbe informarsi del paese di origine utilizzando il numero di registrazione stampato sul vestito stesso", scrive in un'email Jan Ahlers, vice direttore della Ahler, azienda di abbigliamento tedesca.
Ahlers produce le giacche Pierre Cardin in Bonsia sotto licenza ed è il distributore unico in Germania, Austria, Svizzera e l'ex Yugoslavia. Alcuni gruppi di consumatori affermano che i brand dovrebbero essere più trasparenti rispetto ai loro processi di produzione e alcuni gruppi del lusso dicono che l'esternalizzazione è una minaccia.
"Le ultime ricerche mostrano che la fiducia dei consumatori sta diminuendo" dice Josie Nicholson, membro fondatore di Ethical Fashion Forum, che si batte per una sostenibilità ecologica e sociale dell'industria della moda. "Un'etichetta chiara e onesta è il modo migliore per riguadagnare la fiducia dei consumatori".
I salari in Gjrokaster vanno dai 170 ai 235 euro al mese, da comparare ai più di 2500 euro al mese per i lavori nella manifattura nell'Unione Europea secondo le statistiche del 2006.
Le fabbriche dei balcani possono rivaleggiare persino con quelle più economiche dell'Asia perchè il trasporto verso i mercati europei è più veloce e costa meno.
Secondo la legge Europea, le fabbriche in Serbia, Albania, Bosnia e Macedonia cuciono e assemblano vestiti venduti all'estero e contengono l'etichetta che li identifica come manufatti all'interno dell'Unione Europea o in paese membro come Grecia e Italia.
A Travinik, Bosnia, i dipendenti della fabbrica Borac dicono di produrre capi per brand come Hugo Boss, Pierre Cardin, e Burberry. A Bitola, Macedonia, l'azienda Pelister dice che ha cucito per marchi come Zara e Mango.
Hugo Boss non ha voluto rilasciare alcun dettaglio rispetto ai loro rapporti con aziende dei balcani. Anche la Inditex, che produce la linea Zara, non ha voluto fare commenti.
Un portavoce Burberry, Graham Biggart, afferma che l'azienda non ha usato l'etichetta "Made in EU" ma che ha invece applicato il nome del paese di produzione.
Un portavoce di Mango, Georgina Pratginestos, ha detto che l'azienda ha prodotto capi nei balcani ma non recentemente.
Mustafa Sefer, manager di Borac ha dichiarato: "Il fatto che la nostra etichetta non appaia, sarebbe meno frustrante se il lavoro fosse ben pagato. Ma questo tipo di accordi sono l'unica garanzia per portare i prodotti sul mercato e pagare i nostri conti."
Le aziende manifatturiere di tessuti e scarpe sono vitali per i balcani dell'ovest. In Albania, vicina della Macedonia, questo tipo di lavori impiegano circa il 10% della forza lavoro.
La fabbrica di scarpe Bargala a Stip, in Macedonia - la più grande della regione - guadagna dai 3 ai 6 euro per ogni paio di scarpe di pelle che assemblano e sono messi in vendita nei negozi Marks&Spencer, ci racconta Konstadin Barzov, il proprietario principale della fabbrica. Un portavoce di Marks&Spencer,Jo Keohane ci dice "Produciamo un numero molto limitato di scarpe in Macedonia e indichiamo chiaramente ilpaese d'origine sull'etichetta".
I dirigenti del tessile balcano sottolineano la differenza tra assemblaggio e manifattura: "Se un produttore fa un accordo di esternalizzazione con un'azienda con base in EU per produrre un volume di beni con materiali, design, istruzioni di assemblamento provenienti dal partner, allora può apporre l'etichetta Made in EU", conferma Svetlana Zivkovic, avvocato del produttore serbo PS.
"Materiale, disegni, prototipi, qualsiasi cosa relativa al prodotto entra nel paese in container sigillati e lascia il paese in container sigillati" prosegue la Zivkovic. "E in queste circostanze, ogni cosa è essenzialmente prodotta in EU, a parte l'effettivo assemblaggio."
Ma gli abusi accadono. Alessandro Bedeschi dell'Associazione Europea di Fashion Retailers d'Europa dice: "Succede che prodotti che dovrebbero essere fatti in Francia o Italia hanno la maggiorparte delle materie prime e della manifattura fatta fuori dall'Europa".
Il settore dove tale pratica potrebbe mettere a rischio la marca è il lusso perchè molta della credibilità è legata all'idea del "Made in". Questa industria è una delle ultime in Europa ad aver trasferito alcune unità produttive all'estero per abbassare i costi.
Diego della Valle, amministratore delegato di Tod's ha dichiarato recentemente al FInancial TImes Forum sul lusso a Monazo che "Il lusso riguarda dove le cose vengono prodotte".
Molte aziende di abbigliamento dei Balcani cercano di non sollevare discussioni rispetto al loro lavoro con i grandi brand per la paura di far saltare accordi in un momento in cui gli ordini sono comunque scesi a causa della crisi economica.
"Dopo aver finito i vestiti noi gli apponiamo un'etichetta neutrale senza alcun Made in. Saranno i nostri clienti ad apporla in un momento successivo. E cosa mettono noi non lo sappiamo", dichiara Dimiter Stojanov, proprietario della Pelister, fabbrica macedone.
tradotto da reuters

Nei prossimi giorni saremo in Spagna, a Madrid e poi Malaga per partecipare ad una serie di eventi dedicati alla produzione culturale.
Il titolo dell'evento è ATRAVESAD*S POR LA CULTURA ed è organizzato da Traficantes de suenos (parte del progetto Universidad Nomada) in collaborazione con Museo Nacional de Arte Contemporáneo Reina Sofía.
Questa la descrizione in spagnolo:
Os proponemos un proyecto de discusión e investigación sobre las dinámicas de valorización capitalista de lo que llamaríamos genéricamente como «producción cultural». Las hipótesis y tópicos que
podrían formar parte de esta discusión podrían ser las siguientes:
# Definición y marco de la producción cultural y sus efectos económicos.
# Captura y valorización de la producción cultural.
# Análisis de la función institucional en la producción cultural tanto
desde la perspectiva de las instituciones artísticas como de posibles
instituciones alternativas todavía por crear.
# La clase creativa y el cognitariado: las posibilidades de construcción
de un para sí colectivo